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Induismo
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Lmweg'mwewinduismocite-ref-1[1] (o mwgahindūismocite-ref-2[2]; tradizionalmente denominato mwhqSanātanadharmacite-ref-4[4], mwigin sanscrito devanāgarī सनातनधर्म, lett. «mwiwlegge/mwjareligionecite-ref-5[5] eternacite-ref-6[6]») è una mwlqreligione, o piuttosto, un insieme di credi ed espressioni religiose, tra le più diffuse al mondo e tra quelle con le origini più antiche; si contano nella sola mwlgIndia, all'ultimo censimento per religione effettuato dal governo e datato 2011, mwlw966 257 353 fedeli indùcite-ref-7[7] (o mwnahindūcite-ref-8[8]), su una popolazione di mwoq1 210 854 977 individuicite-ref-9[9]. Con oltre un miliardo e duecento milioni di credenti, nel 2015 l'induismo era al mwpgterzo posto nel mondo come numero di credenti dopo il mwpwcristianesimo e l'mwqaislam.cite-ref-10[10]
Contents
• Note
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Etimologia
Il termine italiano "Induismo", deriva dal termine anglosassone mwdaHinduism diffuso dagli inglesi in epoca modernacite-ref-15[15], coniato aggiungendo il suffisso mweqism al sostantivo mweghindu, quest'ultimo termine a sua volta utilizzato, a partire dal XIII secolo, dai turchi di fede musulmana per indicare coloro che non si convertivano alla loro religionecite-ref-piano373-16-0[16]cite-ref-filo7-17-0[17] nonché, con il termine arabo mwgwal-Hind, che occorre nei testi arabi ad indicare l'intero popolo dell'India.cite-ref-18[18]
Il termine mwiqhindu fu in origine prettamente geografico in quanto si fa derivare dall'antica parola iranica utilizzata, fin dall'epoca mwigAchemenidecite-ref-19[19], per indicare il fiume mwjwIndo, la regione dei suoi sette affluenticite-ref-20[20]cite-ref-21[21] e i suoi abitanticite-ref-22[22], fiume e regione a loro volta denominati in mwnasanscrito vedico dagli mwnqindoari come mwngSapta Síndhu e mwnwSíndhucite-ref-23[23]cite-ref-24[24] quindi dai mwqaGrecicite-ref-25[25] e più tardi dai mwrqRomanicite-ref-26[26].
Con la dominazione dei musulmani parlanti la lingua persiana, i Moghul, avviata nel XVI secolo, la regione a est del fiume Indo diventa lmwsw'mwtaHindustān (il termine mwtqstān in varie lingue indoeuropee, come l'mwtgantico persiano, indica un "luogo dove si sta", un "territorio"), e i suoi abitanti sono chiamati mwtwhindu.
Con la colonizzazione britannica, il termine mwuqinglese mwugHinduism fu dunque impiegato per indicare un insieme variabile di fatti culturali e religiosi presenti nel Subcontinente indiano, e quindi trasdotto nelle principali lingue europee.
Successivamente gli stessi indiani finirono per utilizzare il termine, di conio anglosassone, mwvaHinduism per indicare la propria identità nazionale in contrapposizione a quella dei colonizzatoricite-ref-27[27]cite-ref-28[28]. Anche se il termine mwxqhindu compare già nel XVI secolo in testi religiosi mwxgmwxwvaiṣṇava in contrapposizione al termine mwyayavana (musulmano)cite-ref-29[29].
I fedeli hindu non indicano, tuttavia, la loro fede religiosa come "Hinduism" (Induismo), termine che non compare in alcun vocabolario indiano tradizionale antico o modernocite-ref-30[30] quanto piuttosto come mw0gSanātanadharma (Ordine, Norma, Religione eterna) in quanto i suoi fondamenti non sono frutto dell'esperienza umana, ma della rivelazione divina, fin dallo stesso mw0wmw1aVeda manifestatosi all'alba dei tempi ai veggenti detti mw1qmw1gṚṣi.
Definizioni di Induismo
Il termine "Induismo" è dunque assolutamente recente e fu diffuso da mw9aorientalisti occidentali e da studiosi indiani a partire dal XIX secolo; non solo, la sua stessa natura risente di questo processo:
«È importante ricordare che la formazione dell'induismo, nella sua accezione corrente, ha avuto inizio soltanto nel XIX secolo, quando il termine fu usato da riformatori hindu e dagli
orientalisti
occidentali.»
(Flood, p. 7)
Il termine è peraltro di difficile definizione poiché si riferisce a numerose tradizioni religiose allo stesso tempo, senza che vi sia un elemento fondatore accomunante e senza che un'autorità centrale ne regoli la praticacite-ref-34[34].
Ciò nonostante, Stefano Piano ritiene che con il termine "Induismo" si possa indicare "un'intera cultura, una visione del mondo e della vita, un modo di essere e di comportarsi, una serie di abitudini quotidiane che si tramandano da millenni, con scrupolosa tenacia, in seno a una civiltà estremamente fedele al proprio passato e nella quale predomina una concezione religiosa dell'uomo e dell'universo"cite-ref-35[35]. L'induismo, più che una singola mwaqereligione in senso stretto, si può considerare una serie di correnti religiose, mwaqidevozionali e/o mwaqmmetafisiche e/o mwaqqteologico-speculative, modi di comportarsi, abitudini quotidiane spesso eterogenee, aventi sì un comune nucleo di valori e credenze religiose, ma differenti tra loro a seconda del modo in cui interpretano la tradizione e la sua letteratura religiosa, e a seconda di quale aspetto diviene oggetto di focalizzazione per le singole correnticite-ref-dela911-14-1[14]cite-ref-piano373-16-1[16]. Come mwaq0Heinrich von Stietencroncite-ref-36[36], si può parlare piuttosto di "religioni hindū", come la mwarimwarmvaiṣnava, mwarqmwaruśaiva o quella mwarymwarcśākta, poiché tutti gli appellativi usati vengono rifiutati dagli intellettuali indiani di formazione non occidentale, e specialmente dagli aderenti all'ortodossia mwargmwarksmārta, in quanto considerano che si riferiscono a diversi aspetti di un'unica realtà spirituale, il mwaroSanātanadharmacite-ref-37[37].
In tal senso, il francese mwasaAlain Daniélou ricorda come per gli hindū dogmi e credenze costituiscono altrettanti ostacoli allo sviluppo del sapere e della conoscenza della realtà. Gli induisti hanno sempre cercato di stabilire un sincretismo di filosofie e religioni per esprimere le varie sfaccettature delle forze cosmiche.cite-ref-38[38] Questo spiega come "la definizione di Induismo comprenda, in realtà, un insieme variegato di religioni e di visioni del mondo anche contrastanti"cite-ref-39[39], sebbene questi siano espressi restando fedeli per tutta la vita a un ordine socio-culturale; motivo per il quale un induista non abbandonerà le norme, abitudini e comportamenti ed il fatto di essere nati in una casta (mwaskjāti). Il fattore etnico e culturale è determinante, in questo senso, affinché una persona si definisca mwasohindu - stando almeno alla più comune e ortodossa delle formulazioni.
Questa teoria sembrerebbe dimostrata dal fatto che presso i principali mwaswsantuari dell'Induismo, ad esempio il Tempio di mwas0Kṛṣṇa a mwas4Puri (mwas8Orissa) o quello di mwataSiva a mwateKatmandu in mwatiNepalcite-ref-filo7-17-1[17], santuari appartenenti a differenti mwatcmwatgdarśana, possono avere ingresso solo gli mwatkindiani appartenenti a un mwatomwatsvarṇa, a prescindere dalla loro fede religiosacite-ref-40[40], e non i non-indiani, anche se professanti una fede 'induista'. Nonostante questo, esistono convertiti di etnie diverse da quella indiana, che sono inoltre riusciti ad ottenere le iniziazioni per poter officiare nei templi.
Pur non essendo di facile definizione, per comprendere il termine mwauehindu in un contesto di più ampio significato, avverte mwauiMichel Delahoutre:
«Non basta, come una volta si credeva troppo facilmente, conoscere il
sanscrito
, né fidarsi delle tradizioni portate avanti dai
brahmani
che nel loro insieme sono indicate col termine
brahmanesimo
. Ora sono necessari la conoscenza delle lingue moderne e gli studi sociologici ed etnologici, che si occupano anche dei fenomeni recenti o attuali e del contatto con l'Occidente. Bisogna tener conto dei fenomeni di adattamento dell'induismo agli ambienti occidentali con l'apparizione di nuove sette, di nuovi
guru
o di nuovi
swāmi
.»
Definizione secondo la Corte suprema dell'India
Nel mwavo1966 la mwavsCorte suprema dell'India, esprimendosi sul caso mwavwShastri Vagnapurushdasji et al. contro Muldas Bhundardas definì normativamente la qualifica di mwav0hindu, e quindi di mwav4induismo, con i seguenti sette punticite-ref-44[44]:
1. l'accettazione rispettosa dei mwawumwawyVeda come la più alta autorità riguardo agli argomenti religiosi e filosofici, e l'accettazione rispettosa dei Veda da parte dei pensatori e filosofi induisti come base unica della filosofia induista;
2. lo spirito di mwawgtolleranza e di buona volontà per comprendere e apprezzare il punto di vista dell'interlocutore, basato sulla rivelazione che la verità possiede molteplici apparenze;
3. l'accettazione, da parte di ciascuno dei mwawosei sistemi di filosofia induista, di un ritmo dell'esistenza cosmica che conosce periodi di creazione, di conservazione e di distruzione, periodi, o mwawsmwawwyuga che si succedono senza fine;
4. l'accettazione da parte di tutti i sistemi filosofici induisti della fede nella rinascita Prego qualche esperto di mettere un wikilink più specifico, se esiste e preesistenza Prego qualche esperto di mettere un wikilink più specifico, se esiste degli esseri;
5. il riconoscimento del fatto che i mezzi o i modi di raggiungere la salvezza sono molteplici;
6. la comprensione della verità che, per quanto grande possa essere il numero delle divinità da adorare, si può essere induisti e non credere che sia necessario adorare le mwaximwaxmMurti (rappresentazioni) delle divinità;
7. a differenza di altre religioni o fedi, la religione induista non è legata a un insieme definito di concetti filosofici.
Origini, genesi e sviluppo storico dell'Induismo
La religione della civiltà della valle dell'Indo
Gli aspetti pre-vedici, pre-arii dell'Induismo derivano tuttavia dalla mway0civiltà della valle dell'Indo. Questa civiltà ha origine nel mway4Neolitico (mway87000 a.C.), si è sviluppata a partire dal 3300 a.C.-2500 a.C. ed è tramontata intorno al 1800-1500 a.C.cite-ref-46[46] Fu una civiltà agricola e urbanizzata molto sviluppata, con legami commerciali con la mwazqMesopotamia, che ha lasciato delle importanti vestigia e delle opere d'arte. Sono documentati diversi elementi di eredità linguistica e iconografica tra la Civiltà della valle dell'Indo e la cultura dravidica dell'India meridionalecite-ref-parpola-47-0[47]cite-ref-48[48]. La grande quantità di figurine rappresentanti la fertilità femminile ritrovate indicano un culto ad una "mwaz0dea madre", che potrebbe essere all'origine del culto della Dea propria dell'Induismo successivocite-ref-hophil2-49-0[49]. Le immagini di statuette prediligono rappresentare la divinità femminile in forma umana e quella maschile sotto forma animale (soprattutto mwaaitoro, mwaambufalo d'acqua e mwaaqzebù).
La Civiltà della valle dell'Indo decadde improvvisamente intorno al XIX secolo a.C. a causa, sembrerebbe, di mutamenti climatici come le siccità o le inondazioni. Ciononostante a Mohenjo-daro sono stati rinvenuti scheletri di vittime di una morte violenta, caduti lì dove sono stati ritrovati, secondo mwaasMortimer Wheelercite-ref-50[50] ciò testimonierebbe, comunque, l'invasione degli mwabaindoari. Nel 1500 a.C., l'arrivo dei conquistatori indoari nell'area del mwabePunjab, sempre per Thomas J. Hopkins e Alf Hiltebeitel,cite-ref-hophil2-49-1[49] fece sì che tale cultura religiosa venisse ereditata solo dalle culture mwabydravidiche dell'India meridionale, sopravvivendo al Nord ma limitata a piccole comunità rurali e riemergendo nel periodo tardo e post vedico.
I Veda , la Religione vedica e il Bramanesimo
Il periodo "vedico" (Vedismo) è considerato tale dall'ingresso degli mwabwArii nell'India settentrionale fino alla invasione da parte di questi della piana del mwab0Gange, VIII secolo a.C., e la costituzione di prime entità statuali nonché alla compilazione delle parti in prosa dei mwab4Veda, i mwab8mwacaBrāhmaṇa, e delle mwacemwaciUpaniṣad, i commentari redatti a partire dall'mwacmVIII secolo a.C. e per questo denominati come mwacqmwacuVedānta (fine dei mwacyVeda)cite-ref-piantelli-51-0[51]. La mwacsreligione vedica corrisponde a quella raccolta di testi, il mwacwmwac0Veda, tramandata oralmente per secoli da scuole braminiche (dette mwac4sākhā) prima di essere messa per iscritto in epoca modernacite-ref-52[52]cite-ref-53[53]cite-ref-54[54]. Successivamente gli indoari si spostarono verso Sud e verso Est in un processo di conquista che non fu mai terminato, essendoci tutt'oggi vasti territori dell'India meridionale ed orientale dove ancora si parlano dialetti mwadsdravidici e mwadwmundacite-ref-55[55].
Il periodo successivo al "Vedismo", a partire dall'VIII secolo a.C. fino a primi secoli della nostra Era, gli mwaeistorici delle religioni lo denominano come mwaemBramanesimo, mentre quello successivo a questo e fino ai giorni nostri viene indicato come Induismocite-ref-piantelli-51-1[51].
Il passaggio dal "Vedismo" al mwaekBramanesimo corrisponde alla progressiva sostituzione delle figure sacerdotali coinvolte nei mwaeoriti sacrificali. Se nel primo mwaesmwaewVeda, il mwae0mwae4Ṛgveda, l'officiante delle libagioni è lo mwae8hotṛ (corrispondente allo mwafazaotar dellmwafi'mwafmmwafqAvestā), accompagnato da altre figure sacerdotali minori, con il passare dei secoli e con l'elaborazione dottrinale all'interno degli stessi mwafuVeda, sopraggiunge la figura dello mwafyudgātṛ il cantore delle melodie del mwafcmwafgSāmaveda, sostituito poi anch'esso come figura sacerdotale primaria dallo mwafkadhvaryu, il mormorante i mwafomwafsmantra relativi allo mwafwmwaf0Yajurveda e, infine con il Bramanesimo, dal mwaf4brāhmaṇa, l'ultimo dei sacerdoti che sovrintendeva alla correttezza del rito, riparando a qualsiasi errore, e detentore dell'ultimo mwaf8Veda, lo mwagamwageAtharvavedacite-ref-56[56].
Credenze e pratiche comuni nell'Induismo
Varṇa : Il sistema castale hindu
I mwalybrāhmaṇa (italianizzato in "mwalcbramano") sono coloro che svolgono le funzioni sacerdotali o eminentemente religiose, gli mwalgmwalkkṣatriya sono coloro che svolgono le funzioni guerriere o politico-amministrative (potere temporale, mwalokṣatra), i mwalsmwalwvaiśya sono coloro che svolgono le attività lavorative agricole, l'allevamento del bestiame o il commercio, gli mwal0mwal4śūdra, l'ultima casta, sono i discriminati, portatori di "disgrazia". Così le donne di casta mwal8brāhmaṇa debbono necessariamente unirsi con uomini della loro stessa casta, se disgraziatamente, ad esempio, si uniscono a dei mwamaśūdra i loro figli saranno dei mwamecaṇdāla, infimi tra i fuoricasta. La proliferazione delle mwamijāti è motivata dalla presenza del mwammmwamqkaliyuga e condannata fin dalla mwamumwamyBhagavadgītā come provocatrice dello stesso.cite-ref-60[60] Molti nella storia furono i movimenti contro il sistema delle classi. In origine infatti esse erano presentate come constatazione della realtà della società antica indiana, e solo dopo divennero un metodo di oppressione, utilizzato soprattutto dagli invasori, prima musulmani e poi cristiani. Questa visione è suggerita anche da testi come il codice di Manu, che risale al primo secolo dell'era moderna. Esso infatti dice che le varie classi nascono dalle varie parti del corpo del Signore mwam4Vishnu: I mwam8Brahmini dalla testa, Gli mwanaKshatriya dalle Braccia, i mwaneVaishya dalle gambe e gli mwaniShudra dai piedi.
Oltre agli hindu inseriti nel sistema castale vi è infatti il numeroso gruppo degli mwancavarṇa (privi di colore, i "fuori casta"), gli "intoccabili" (mwangniḥspṛśya). L'appartenenza a un mwankvarṇa non indica un'attività professionale, né tanto meno individua un gruppo di persone che svolge attività simili (mwanośreṇi) esso indica piuttosto il ruolo e il compito religioso in cui è collocato un individuo fin dalla sua nascita secondo la tradizione vedica.
Āśrama : gli stadi della vita di un hindu
Il "percorso" esistenziale e religioso dei quattro stadi della vita di un hindu inerisce esclusivamente, almeno nelle sue formulazioni tradizionali, agli appartenenti di sesso maschile delle caste cosiddette mwaoaārya (ovvero ai primi tre mwaoevarṇa), essendo rigidamente esclusi da tale percorso sia gli mwaoiśūdra (e a maggior ragione i "fuori casta") sia le donne, a qualsiasi casta queste ultime appartengano. Tali stadi sono propugnati dalla letteratura mwaommwaoqSmṛti, in particolar modo dai cosiddetti mwaoumwaoyDharmaśāstra, e sono conformi alla suddivisione in quattro parti della mwaocmwaogŚruti.
• mwaosmwaowBrahmācarya: è lo stadio del giovane studente religioso, il mwao0brahmācarin che deve avviarsi e completare lo studio del mwao4Veda presso un maestro (mwao8guru), praticando una rigida castità. Si accede a questo stadio e alla relativa vita religiosa con il rito, fondamentale, dello mwapaupanayana.
• mwapimwapmGārhasthya: il fanciullo ormai divenuto uomo rientra nella normale vita familiare per prepararsi al matrimonio ed essere colui che "sta in casa" (mwapqgṛastha) compiendo i riti propri del capofamiglia, ma anche godendo delle legittime soddisfazioni mondane. Questa fase della vita è molto importante per l'intera società hindu perché, come ricorda la stessa mwapumwapyManusmṛticite-ref-61[61], tutti gli uomini che vivono negli altri stadi della vita dipendono da coloro che vivono in questo.
• mwapwmwap0Vānaprastha: in questa condizione, un capofamiglia ormai invecchiato ha ancora dei precisi doveri rituali, ma si approssima alla condizione totalmente ascetica successiva rinunciando ai piaceri mondani, vivendo in uno stato di povertà, meditando sul mwap4Veda e praticando lo mwap8mwaqayoga e l'ascesi (mwaqetapas).
• mwaqmmwaqqSaṃnyāsa (rinuncia al mondo): «Dopo aver trascorso il terzo quarto della propria vita nella selva, durante il quarto egli abbandonerà gli attaccamenti e diverrà un asceta errante»cite-ref-62[62]. Quindi come "asceta errante" (mwaqkyati) privo di qualsiasi possesso, di casa o di focolare, vivrà solo di mwaqoelemosine.
Dharma : le norme religiose
Originariamente la nozione di mwaraDharma implicava l'armonia necessaria all'universo affinché esso mantenga la sua coerenza ed il suo ordinecite-ref-63[63]. Il mantenimento di tale ordine del Cosmo non poteva che riflettersi nel destino dell'individuo che se ne faceva portatore, ovvero nel suo mwarumwarykarman, ne consegue che progressivamente i due termini vengono a collegarsi fino a che, nel II secolo a.C. Il termine mwarcdharma viene quindi a significare per l'individuo l'insieme degli obblighi che deve soddisfare per vivere nell'ordine naturale, e quindi per inserirsi nella societàcite-ref-64[64].
Oltre questo mwar0varṇāśramadharma (anche mwar4svadharma) che inerisce al dovere dell'individuo considerato il suo posto sociale e la sua età ovvero la sua specificità (mwar8viśeṣ), vi sono altri aspetti, più generali, che riguardano tutti gli hindu a prescindere dalla loro casta e dal loro momento di vita e sono quelli elencati, ad esempio, nello mwasamwaseArthaśāstra (I,3,13), nel mwasiManusmṛti o nell'ancora più completo mwasmVāmana Puraṇa che si possono esemplificare nelle regole del tipo "non uccidere", "non mentire", "mantenere la purezza", ecc. Tale mwasuDharma, detto mwasysādhāraṇadharma, si esprime soprattutto per mezzo di alcune importanti dottrine, considerate alla base dello stesso mwascDharma, tra queste lmwasg'mwaskahiṃsā (lett. "assenza del desiderio di uccidere") e la mwasomwassSatya ("sincerità", "veridicità").
Ahiṃsā ("assenza del desiderio di uccidere")
mwatemwatiAhiṃsā, intesa in ambito occidentale e moderno come "non violenza"cite-ref-65[65], è visto innanzitutto, a partire dal 500 a.C., come un mezzo per evitare di subire nell'aldilà la stessa sorte che si è fatta subire in vita agli altricite-ref-66[66]. In seguito, col cambiamento della dottrina, il concetto arriverà a includere le nozioni di mwatscompassione e mwatwsolidarietà per tutti gli esseri viventi.
Nel XX secolo mwat4Gandhi (1869-1948) utilizzò largamente la nozione di mwat8ahiṃsā che «in certa misura, reinterpretò»cite-ref-autogenerato2-67-0[67] essendo peraltro, e per sua stessa ammissione, influenzato su questo dal laico giainista Raychandbhai Ravajibhai Mehta (1861-1907)cite-ref-autogenerato2-67-1[67]. Secondo Gandhi, lmwauk'mwauoahiṃsā è la condizione della "Verità" identificabile con Dio stesso. Lmwaus'mwauwahiṃsā, fondata per Gandhi su un continuo autocontrollo, deve quindi essere associata alla castità, alla povertà e all'empatia nei confronti di tutti gli esseri viventi.
Satya : "sincerità", "veridicità"
Puruṣārta : i quattro scopi legittimi della vita di un hindu
Collegata alla duplice nozione del mwawkvarṇāśramadharma, è la nozione dei "quattro scopi legittimi della vita" (mwawopuruṣārta), composti dai tre legittimi obiettivi "mondani" (mwawwtrivarga) e uno, mwaw0mokṣa, che li trascende tutti.
• mwaxamwaxeArtha: ricchezza materiale, successo, benessere, potere, anche politico; in tal senso il manuale del "buon governo" lmwaxi'mwaxmArthaśāstra attribuito al ministro di mwaxqCandragupta Maurya, Kauṭila.
• mwax0mwax4Dharma: giustizia, etica, ordine, valori, anche religiosi; questo scopo deve inglobare e guidare i due precedenti di modo che essi non sconfinino nell'illegittimità, fornendogli quella necessaria armonia con la legge e l'ordine dell'intero universo; in tal senso le opere che vanno sotto il nome di mwax8Dharmasūtra e mwayeDharmaśāstra.
• mwaymmwayqMokṣa: (o mwayumukti), la liberazione assoluta, ovvero il fine ultimo di ogni esistenza hindu e di ogni esistenza in genere e consiste nella liberazione dalle catene del nascere-morire (mwayymwaycsaṃsāra, lett. "scorrere insieme") obiettivo ultimo dell'ultimo stadio della vita, il mwaygmwayksaṃnyāsa; in tal senso i mwayosūtra propri delle differenti mwaysmwaywDarśana .
Saṃskāra : le cerimonie della vita
La vita quotidiana di un devoto hindu
Come già premesso precedentemente, le descrizioni dei comportamenti religiosi che seguiranno ineriscono principalmente, se non esclusivamente, ai maschi delle tre prime caste, gli mwazqārya , risultando esclusi, dalle pratiche qui descritte, sia gli mwazuśūdra che le donne, a qualsivoglia casta queste ultime appartengano. Pur originando da tradizioni antiche queste pratiche, anche se modificate, possono avere un ruolo per gli hindu di oggicite-ref-ref-a-57-1[57].
Il capofamiglia (mwazssnātaka) deve svegliarsi all'aurora, prima che il sole sorga, e prima di rivolgersi a chicchessia deve pronunciare il nome della sua divinità (mwazwiṣṭa devatā). Successivamente si guarda il palmo delle mani, come segno di buon augurio, e sempre per compiere un gesto di buon auspicio deve toccare con la mano la terra. Quindi, di fronte all'altare familiare, deve pronunciare dei mwaz0mwaz4mantra, riflettendo su come, durante la giornata, potrà rispettare il mwaz8Dharma (le norme religiose ed etiche) svolgendo le incombenze riguardanti la sua attività (mwa0aartha, nel senso di ricchezza).
Le norme igieniche e di purezza posseggono un valore molto importante per gli hindu e per questo sono rigidamente codificate, a cominciare dal bagno quotidiano che deve essere eseguito con la recitazione di mwa0imantra appositi.
Durante le abluzioni nel fiume spesso viene praticato il rito detto mwa0qtarpaṇa, consistente nel raccogliere dell'acqua fluviale con i palmi delle mani unite, riversandola mormorando dei mwa0ymantra, questo allo scopo di rispettare sia le divinità che i 'padri' (mwa0cmwa0gpitṛi, gli antenati).
Dopo le abluzioni del mattino, l'hindu appone sul suo corpo, e sul suo volto, i mwa0omwa0stilaka, ovvero i contrassegni del proprio mwa0wmwa00sampradāya (comunità, confessione, religiosa), necessari poiché grazie all'apposizione di questi segni i riti quotidiani daranno frutto.
Segue la mwa08preghiera del mattino indicata come mwa1asaṃdhyā, consistente anche nella recitazione, per diverse volte, dei versi del mwa1emwa1iGāyatrī, il primo mwa1mmantra che l'hindu ha imparato a memoria durante il suo mwa1qmwa1ubrahmācarya:
(sanscrito)
«tat saviturvareṇyaṃ
bhargho devasya dhīmahi
dhiyo yo naḥ pracodayāt»
(italiano)
«Meditiamo sullo splendore eccelso del divino Sole (Vivificante), possa Egli illuminare le nostre menti»
(Ṛgveda III,62,10)
Segue l'eventuale mwa1kmwa1opūjā (mwa1sadorazione) che consiste nell'adorazione per mezzo di luci fatte ondeggiare, incenso bruciato e prostrazioni nei confronti della divinità prescelta, queste adorazioni si differenziano a seconda del mwa1wsampradāya dell'officiante, anche queste, tuttavia, vanno meticolosamente eseguite secondo un ordine prestabilito.
L'adorazione nei confronti della divinità è l'adempimento del primo dei "cinque debiti" (mwa18pañcāṛṇa) che un uomo contrae al momento della sua nascita:
1. il debito verso i mwa2imwa2mdeva che si ripaga per mezzo dell'adorazione e dei sacrifici;
2. il debito nei confronti dei mwa2umwa2yṛṣi, gli antichi saggi, che si ripaga per mezzo dello studio durante il mwa2cmwa2gbrahmācarya;
3. il debito verso i mwa2omwa2spitṛ, gli antenati, che si ripaga per mezzo della procreazione della prole, e nei confronti dei propri maestri che si ripaga per mezzo delle donazioni;
4. il debito verso l'umanità che si ripaga per mezzo del dovere dell'ospitalità;
5. il debito nei confronti di tutti gli esseri che si ripaga offrendo agli animali gli avanzi dei pasti.
Yajña e Pūjā : i sacrifici e le offerte
Lo Yajna era il rituale più importante nell'antica india, oggi poco praticato. Yajna significa fuoco, ed infatti il rituale era incentrato sul bruciare offerte ai Deva in un grande fuoco mentre si recitavano parti dei Veda. I Brahmini consumavano poi i resti del cibo. Questo era svolto per poter avere favori terreni dagli Dei, il sacrificio più grande che si poteva fare era quello di un cavallo. Ad oggi il sacrifico animale rituale è vietato dalla maggior parte dei Sampradaya se non nella tradizione Shakti, espansa soprattutto nello stato Indiano del West Bengal. Ad oggi il rituale più diffuso è il , puja, esso si basa sulla devozione. Il tradizionale Puja è composto da 16 fasi. Soprattutto nella tradizione Vaishnava le offerte di cibo vengono consumate dai fedeli, il cosiddetto Prasadam.
Vimāna e Mandira : i templi degli hindu
Consacrazione dei templi e delle immagini sacre
I pellegrinaggi
Le festività religiose
Il termine sanscrito più antico con cui si indica una festa religiosa è mwa4csamāja (समाज, inteso come "riunione"). Altri termini usati sono: mwa4gutsava (उत्सव; ne sottolinea la gioiosità), mwa4kmahotsava (महोत्सव; sempre inerente alla gioiosità), mwa4omahas (महस्; ne indica la magnificenza), mwa4svrata (व्रत; ne indica l'osservanza dei riti e dei precetti religiosi), mwa4wparvan (पर्वन्; ne indica il giorno fausto rispetto al tradizionale calendario lunare, questo detto mwa40pañcāṅga, पञ्चाङ्ग).
La presenza di feste religiose nella cultura hindu, ha origine remote ed è testimoniata già da allusioni presenti nel mwa48Ṛgveda, confermata dalla più tarda letteratura buddhista e da testi appartenenti alla mwa5aSmṛti, nonché testimoniata da fonti epigrafiche queste risalenti fin dal III secolo a.C.cite-ref-69[69].
L'anno liturgico dell'Induismo prevede numerose feste religiose. Tranne quella detta dello mwa5yMakara-saṃkrānti (in devanāgarī: मकरसंक्रान्ति), tutte le altre feste religiose non sono legate all'anno solare ma sono mobili e corrispondono al calendario lunare di dodici mesi, che termina, a seconda delle regioni, o con un giorno di luna nuova (mwa5camanta) o con quello di luna piena (mwa5gpūrṇimānta)cite-ref-piano-70-0[70]cite-ref-71[71].
Il mwa6iMakara-saṃkrānti intende festeggiare il passaggio del sole nel segno del capricorno (mwa6mmakara) e corrisponde alle medesime origini delle nostre feste di Natale/Capodannocite-ref-piano-70-1[70]. In questa circostanza avviene il bagno di purificazione nel Gange detto mwa6gGaṅgā-sāgara-melā che si compie alle foci del fiume, presso l'isola di Sāgara.
A partire dal periodo dei Gupta (IV-V sec. d.C.), periodo in cui si osserva la diffusione di templi e santuari per tutta l'India, si diffondono le feste templari spesso dette mwa6orathotsava (रथोत्सव; "festa del carro") per via della diffusa pratica di issare su un carro in legno, fabbricato e adornato in modo da riprodurre la struttura del mwa6svimāna (विमान; il "tempio"), l'immagine del dio a cui il tempio è dedicato.
La più nota festa mwa60rathotsava è quella celebrata nella città di Puri, capoluogo dello Stato indiano di Oṛiśā. Questa festa, detta semplicemente mwa64rathayātrā (रथयात्रा, "processione del carro"), viene celebrata in onore di Viṣṇu Jagannātha (Viṣṇu "Signore dell'universo") nel mese di Aṣāḍha (corrispondente al nostro giugno-luglio), all'avvio della stagione del monsone estivo.
Le feste sono numerose e sono legate alla celebrazione di un dio. Generalmente sono precedute dal mwa7adigiuno, hanno il loro centro nella processione con la statua del dio posta su un carro adornato o su un trono. Tra le principali feste si possono ricordare:
• la festa di Holi: è celebrata in primavera e i passanti vengono aspersi con acqua;
• la festa delle nove notti: è celebrata in onore della dea Parvati, sposa di Śiva. Per nove giorni si fabbricano statuette di Parvati, che il decimo giorno vengono immerse nel fiume più vicino;
• la festa di Divalī: si svolge fra settembre e ottobre. Le case e i templi vengono ornati di festoni con migliaia di lampade;
• la grande notte di Śiva: è celebrata fra gennaio e febbraio in onore di Śiva.
La cosmogonia e la cosmologia tradizionale indù
La manifestazione ( sṛṣṭi ) e il dissolvimento ( pralaya )
L'universo secondo gli indù è una realtà destinata a scomparire o meglio ad entrare in un periodo di latenza, di non manifestazione (mwa9aavyakta) da cui riemergerà con una nuova emanazione (detta anche mwa9esarga). Tutto questo accade da sempre e per sempre accadrà. Colui che provoca ciò possiede l'appellativo di mwa9imwa9mBhagavat (Colui che è divino, che è degno di adorazione, l'Essere supremo eterno e inconcepibile) o anche di mwa9qSvayambhu (Esiste da se stesso), e la compie al solo fine del gioco (mwa9ulīlā)cite-ref-73[73].
Il processo di emanazione si avvia con la fuoriuscita delle acquecite-ref-74[74] dove egli pone il proprio mwa98spermacite-ref-referenceb-75-0[75] generando l'uovo/embrione d'oro (mwa-qhiraṇyagharbhaḥ)cite-ref-76[76]. Il non generato, il mwa-kBhagavat, prende al suo interno la forma di Brahmā che ricalca, secondo Mario Piantellicite-ref-referenceb-75-1[75] i più antichi mwa-4hiraṇyagharbhaḥ e mwa-8Prajāpaticite-ref-77[77].
Dopo essere rimasto per un secolo nell'uovo d'oro, mwa-uBrahmā lo rompe fuoriuscendone, creando quindi nella parte superiore dell'uovo il mondo celeste, nella parte inferiore la terra e in mezzo lo spazio, l'etere. Tutto l'universo coincide con l'uovo di Brahmā (mwa-yBrahmāṇḍa).
Con l'universo Brahmā genera i mwa-gmwa-kdeva, il tempo, gli astri e i pianeti, le terre con i monti, gli oceani, i fiumi, ma anche delle potenze impersonali come l'Ascesi (mwa-otapas), la Parola (mwa-svāc), il Desiderio (mwa-wkāma), gli opposti (caldo-freddo, mwa-0Dharma-Adharma, ecc.). E come il mwa-4Puruṣa del mwa-8Veda genera l'umanità ripartendola nelle quattro funzioni corrispondenti ai mwbaaVarṇa. Questa "letizia" con cui Brahmā genera i mondi, mal si pone con le esigenze di svalutazione degli stessi promosse, ad esempio, dall'ascetismo mwbaeśivaitacite-ref-79[79].
Terminata la genesi dei mondi, e terminati i cicli della loro manifestazione, il fuoco di Śiva distrugge ogni cosa e Brahmā riassorbe tutto entro di sé, addormentandosi e quindi scomparendo.
Yuga : il tempo cosmico degli hindu
Il tempo cosmico degli hindu è ciclico. Questo significa che le ere cosmiche si succedono senza soluzione di continuità, se non quella rappresentata dal periodo di latenza (mwbawsaṃhṛti) in cui tutto il cosmo è riassorbito nella notte cosmica pronto a riemergere con una nuova emanazione da parte di Brahmā.
Brahmāṇḍa , l'uovo d'oro di Brahmā
Nel mwbcamwbceVeda il Cosmo è diviso in tre regioni distinte:
• mwbcqsvar: il cielo;
• mwbcybhuvaḥ: l'aria;
• mwbcgbhūr: la terra.
Le opere successive, come i mwbcomwbcsBrāhmaṇa o le mwbcwmwbc0Upaniṣad, non si discostano significativamente dalla cosmografica vedica e occorre arrivare ai mwbc4mwbc8Purāṇa per avere una mwbdacosmologia indù per come la conosciamo oggi.
L'emanazione del cosmo da parte di Brahmā corrisponde al suo uovo d'oro (mwbdiBrahmāṇḍa) esso è costituito da differenti mondi.
Nel mwbdqmwbduViṣṇu Purāṇa la mwbdyTerra, ovvero la nostra dimensione "orizzontale", è presentata come un disco piatto che si allarga, progressivamente raddoppiando, in sette cerchi ("isole", mwbdcdvīpa) concentrici. Questi sette cerchi sono separati tra loro da altrettanti cerchi di eguale dimensione occupati dagli oceani composti rispettivamente di: acqua salata (il mwbdgLavaṇoda, con una larghezza di 100mwbdk 000 mwbdoyojanacite-ref-81[81]), succo di zucchero di canna (lo mwbd8Ikṣura, largo 200mwbea 000 mwbeeyojana), vino (il mwbeiSuroda, largo 400mwbem 000 mwbeqyojana), mwbeumwbeyghi (il mwbecGṛthoda, largo 800mwbeg 000 mwbekyojana), cagliata (il mwbeoDadhyoda, largo 1mwbes 600mwbew 000 mwbe0yojana), latte (lo mwbe4Kṣīroda, largo 3mwbe8 200mwbfa 000 mwbfeyojana) e acqua dolce (lo mwbfiSvādūdaka, largo 6mwbfm 400mwbfq 000 mwbfuyojana).
L'"isola" più interna, detta mwbfcJambudvīpa (lett. Isola dell'"albero della mela rosa", mwbfkSyzygium jambolanum), che possiede un diametro di 100mwbfs 000 mwbfwmwbf0yojana, contiene al suo centro il mwbf4monte Meru, la cui altezza è pari a mwbf884000 - mwbgayojana ovvero una misura compresa tra i mwbge470000 - e i mwbgi940000 km ed il suo vertice sprofonda negli inferi fino al fondo dell'uovo d'orocite-ref-filoramo-82-0[82]. Le altre "isole", composte da anelli e intervallate dagli oceani (sempre anelli di uguali dimensioni), procedendo verso l'esterno sono: mwbgcPlakṣdvīpa (larga 200mwbgg 000 mwbgkyojana), mwbgoŚālmaladvīpa (larga 400mwbgs 000 mwbgwyojana), mwbg0Kuśadvīpa (larga 800mwbg4 000 mwbg8yojana), mwbhaKrauñcadvīpa (larga 1mwbhe 600mwbhi 000 mwbhmyojana), mwbhqŚākadvīpa (larga 3mwbhu 200mwbhy 000 mwbhcyojana), e infine l'ultima isola, mwbhgPuṣkaradvīpa (larga 6mwbhk 400mwbho 000 mwbhsyojana).
mwbh0Jambudvīpa è suddivisa da catene montuose che corrono parallelamente da est verso ovest, costituendo nove regioni (mwbh8varṣa): a nord si situa la regione mwbiaUttarakuru; al centro, partendo da est verso ovest, vi sono le regioni mwbieKetumāla, mwbiiIlvarṭa e mwbimBhādrāśya; a sud di queste le regioni mwbiqHarivarṣa, mwbiuKimpuruṣa e mwbiyBhārata, ancora più a sud si situano le regioni mwbigHiranmaya e mwbikRamyaka.
La regione di mwbisBhārata è la terra degli hindu (lmwbiw'mwbi0Āryavārta, la "Terra di mezzo", mwbi8Madhyadeśa) ed è l'unica terra identificata come mwbjakarmabhūmi (terra di azione) ovvero la terra dove chi compie le azioni è soggetto al mwbjemwbjikarman; ne consegue che solo chi vive nella regione mwbjmBhārata può realizzare il mwbjqmwbjumokṣa (la liberazione spirituale, obiettivo ultimo di un hindu).
La mwbjcStella del Nord (mwbjgDhruva) è immobile sul monte Meru e le altre stelle le girano attorno, insieme alle stelle situati sopra la Terra si collocano i corpi celesti, come il Sole e la Luna, trainati da carri.
Oltre queste isole-oceani, si presenta una catena montuosa indicata come mwbjoLokāloka, superata questa si situa una regione di tenebre composta di elementi non mescolati aria, terra, fuoco e vento, oltre vi è il limite dell'oscurità, il mwbjslokasaṃsthiti, ovvero oltre il guscio (mwbjwāṇḍakaṭāha) dell'uovo d'oro di Brahmā: il nulla. L'intera sezione orizzontale del mwbj0Brahmāṇḍa possiede un diametro di 500mwbj4 000mwbj8 000 di mwbkayojana.
Dal punto di vista "verticale" la cosmografia mwbkipurāṇica eredita quella mwbkmupaniṣadica dei sette "regni" (mwbkqmwbkuloka) arricchendoli, tuttavia, di precisi contenuti. La serie dei sette "regni" procede con questa sequenza, partendo dal basso.
• mwbkgBhūrloka. È il regno dove sono collocate le sette isole (mwbkkmwbkodvipa), ma al di sotto di queste si estendono anche i sette inferi (mwbksmwbkwpatala) indicati come mwbk0Atala, mwbk4Vitala, mwbk8Nitala, mwblaGabhastimat, mwbleMahātala, mwbliSutala, e mwblmPātāla. E sotto di essi vi sono ventotto mwblqinferni.
• mwblyBhuvaḥloka. È il regno del Sole (mwblcmwblgSavitṛ) che con il carro compie il suo giro annuale.
• mwblomwblsSvarloka. È il regno dei corpi celesti: mwblwMercurio (mwbl0Budha), mwbl4Venere (mwbl8Śukra), mwbmaMarte (mwbmeAngārika), mwbmiGiove (mwbmmBṛhaspati), mwbmqSaturno (mwbmuŚani), l'mwbmyOrsa maggiore (i mwbmcmwbmgSaptaṛṣi) e la mwbmkStella del Nord (mwbmoDhruva).
Questi primi tre "regni" sono indicati come mwbmwkṛtika (generati), infatti questi tre regni vengono distrutti alla fine di ogni mwbm0mwbm4kalpacite-ref-83[83], ovvero quando inizia la notte di mwbnmBrahmā, per essere nuovamente generati al nascere del suo giorno. Gli esseri di questi tre regni vivono i risultati delle loro azioni (mwbnqmwbnukarman) sia sotto forma di godimenti (mwbnybhogabhūmi) sia sotto forma di sofferenze. Occorre ricordare, tuttavia, che solo l'"isola" di mwbncBhārata è mwbngkarmabhūmi, il luogo dove si accumulano i risultati per le rinascite future.
Al di sopra di questi regni si situano: il mwbnoMahasloska, che è un regno intermedio in quanto pur svuotandosi degli esseri non viene distrutto alla fine del mwbnskalpa; il mwbnwJanaloka, il mwbn0Tapasloka e il mwbn4Satyaloka indicati come mwbn8akṛittika (ingenerati) in quanto periscono solo alla fine dell'esistenza di mwboaBrahmā, ovvero durano per un mwboemwboimahākalpacite-ref-84[84], sono i mondi dove vive il mwbocDeva creatore, nel loro insieme rappresentano il mwbogBrahmāloka (il regno di mwbooBrahmā).
Il karman e il ciclo delle rinascite ( saṃsāra )
Una delle nozioni religiose più diffuse nelle religioni dell'India, e più in generale in Asia meridionale, attiene al mwbpemwbpikarma (o mwbpmkarman), ovvero a quel principio per cui «il comportamento di una persona porterà irrevocabilmente a un'adeguata ricompensa o punizione, commisurata a tale comportamento.»:cite-ref-85[85]
«Il karman, pilastro di tutto il pensiero e la spiritualità fioriti in India, è l'intuizione del principio a cui soggiace la realtà e che regola i rapporti che passano tra l'azione, il sentimento, la parola e il pensiero prodotti dall'uomo che, per un tramite che appartiene alla sfera dell'"invisibile" (adṛṣṭa), fruttifica in un evento a cui l'uomo stesso soggiace, essendone il responsabile.»
(Gianluca Magi in Karman, "Enciclopedia filosofica" vol. 6. Milano, Bompiani, 2006, p. 6013)
mwbpsKarman, nella prima cultura vedica, corrisponde al solo atto religioso correttamente eseguito. Nel corso dei secoli, tale atto religioso del bramano si trasforma: dall'avere come obiettivo l'esaudimento delle preghiere da parte degli dei, diventa rivolto ad ottenere risultati futuri, anche nella vita successiva alla mortecite-ref-86[86].
Con l'avvento della letteratura mwbqeupaniṣadica il quadro interpretativo cambia. In questo nuovo quadro storico, il destino dell'uomo è segnato irrimediabilmente dalla sua condotta: da una parte egli può seguire la "via dei mwbqiPadri" (mwbqmpiṭryāna) e rinascere in questo mondo, oppure mirare alla "via degli Dei" (mwbqqmwbqudevayāna), a patto che conduca una vita ascetica rinunciando alla "mondanità"cite-ref-87[87]. Seppur le origini delle nozioni di mwbqokarman e mwbqsmwbqwsaṃsāra siano tutt'oggi oscure, il concetto di mwbq0karman e quello di reincarnazione potrebbero essere entrati a far parte del pensiero braminico attraverso la tradizione degli mwbq4śramaṇa e della rinunciacite-ref-88[88]. Nelle mwbrmUpaniṣad, la personalità e la condizione di un individuo sono dunque determinate dai suoi desideri che lo conducono a volere, e quindi ad agire, in un determinato modo: l'insieme di queste azioni producono dei risultati proporzionali alle azioni stessecite-ref-89[89].
I "saggi" delle mwbrkUpaniṣad sostenevano quindi che non solo il comportamento di un rituale o di un sacrificio pubblico producesse delle conseguenze future, ma che qualsiasi "azione" umana possedeva gli stessi esiti in quanto queste "azioni" rappresentavano un riflesso interno del processo cosmicocite-ref-90[90]. In una più tarda mwbr4Upaniṣad, la mwbr8Śvetāśvatara Upaniṣad, la dottrina del mwbsakarman acquisisce i suoi connotati definitivi, dove è descritto un vero e proprio rapporto di azione-beneficio, dove le azioni individuali hanno riflessi sull'anima di chi le compiecite-ref-91[91]; anima costretta nel ciclo delle rinascite (mwbsusaṃsāra) il cui esito finale dipende dal suo mwbsykarman.
Il mwbsgmwbsksaṃsāra è l'universo condizionato e mutevole, soggetto a nascita e morte, e si oppone, nella sua natura, al livello trascendente, incondizionato ed eterno, indicato con i termini sanscriti di mwbsomwbssmokṣa e mwbswmwbs0nirvāṇa. Non esiste nell'alveo delle religioni dell'India, né nell'Induismo, una dottrina unica inerente al mwbs4saṃsāra. Quella più diffusa lo descrive con l'analogia di un bruco che si muove da un filo d'erba all'altro. Il bruco rappresenta lmwbs8'mwbtamwbteātman dell'individuo, il quale risulta del tutto non condizionato dal suo mwbtikarman: è un suo secondo principio indicato con il termine mwbtmjīva che, invece, conservando i residui karmici delle esistenze precedenti, ne determina il destino futuro dopo la morte del corpo secondo quanto descritto dalla predetta mwbtqŚvetāśvatara Upaniṣad (V,7).
Anche che se il fine ultimo del percorso induista resta la liberazione dalle catene saṃsāriche (mwbtymokṣa), le più diffuse pratiche religiose inerenti a questa costellazione di fedi, quali le donazioni o la devozione alle divinità, mirano piuttosto ad accumulare dei meriti "karmici" e quindi a conseguire una vita migliore proprio nel suo ambito.
La liberazione dal saṃsāra : il mokṣa
Il termine sanscrito di genere maschile mwbtsmokṣa, così come il termine sanscrito femminile avente il medesimo significato mwbtwmukti, indicano in questa lingua la "liberazione" dal ciclo di nascita-morte, dalla sofferente trasmigrazione, propria del mwbt0saṃsāra. Ambedue i termini originano dal verbo sanscrito mwbt4muc avente il significato di "liberarsi".
Come abbiamo visto, la nozione di "liberazione" dal mwbuasaṃsāra non attiene al "vedismo", ovvero alla religione antica dell'India, compendiata nei suoi testi religiosi dei mwbueVeda e dei mwbuiBrāhmaṇa, il quale persegue essenzialmente la mwbumbhukti, la felicità terrena, quanto piuttosto origina dai testi delle mwbuqUpaniṣad (il termine qui usato è mwbuumukti; mentre nella mwbuyChāndogya Upaniṣad, VII, 26,2, è il composto mwbucvipramokṣa, dallo stesso significato) e si diffonde nel VI secolo a.C., contemporaneamente al buddhismo e al giainismo.
Tale nozione di "liberazione", espressa con termini sempre derivanti dal verbo mwbukmuc, verrà successivamente approfondita da importanti testi induisti quali la mwbuoBhagavadgītā e il mwbusManusmṛti .
In ambito delle filosofie mwbu0yogiche il termine utilizzato per indicare la liberazione è invece mwbu4apavarga nel significato di "abbandono", "fuga" dal mwbu8saṃsāra. Mentre la filosofia mwbvasāṃkhya predilige il termine mwbvekaivalya col significato di isolamento del mwbvipuruṣa liberatosi dalla mwbvmprakṛti.
Le tradizioni ascetiche predicano la liberazione in vita e non dopo la morte del corpo, nel qual caso tale raggiungimento viene indicato con il termine mwbvujīvanmukta ("liberato in vita").
A partire dai commentari del mwbvcmwbvgBrahmasūtra propri della medievale filosofia mwbvkVedānta, il termine più diffuso diviene mwbvomokṣa.
Sono differenti le "vie" di "liberazione" dal mwbvwsaṃsāra che il complesso religioso che va sotto il nome di "Induismo" offre al suo praticante (cfr. ad esempio le mwbv0mwbv4darśana), e queste possono essere approfondite nelle voci delle relative scuole e insegnamenti.
L'Induismo nel mondo
L'mwbwkAsia del Sud Est è diventata in larga parte induista dopo il mwbwoIII secolo, e fece parte dell'Impero mwbwsChola intorno all'mwbwwXI secolo. Quest'influenza ha lasciato numerose tracce architettoniche, come la famosa città-tempio di mwbw0Angkor Vat o tracce culturali come le danze del Bharata Natyam e del mwbw8Kathakali.
Di seguito l'elenco della percentuale di praticanti induisti nelle singole nazioni:
7. mwbz4Trinidad e Tobago 22.5%
10. mwba8Bangladesh 9%cite-ref-100[100]
11. mwbbyQatar 7.2%
14. mwbcqBahrein 6.25%
15. mwbccKuwait 6%
16. mwbcoEmirati Arabi Uniti 5%
17. mwbc0Singapore 4%
18. mwbdaOman 3%
19. mwbdmBelize 2.3%
20. mwbdySeychelles 2.1%cite-ref-102[102]
Note
cite-note-22. ↑ Sulla grafia da ritenere corretta in italiano per questo termine sono recentemente intervenuti diversi studiosi italiani della materia. In mwbecmwbegFiloramo, 2007 è stata adottata la grafia mwbekHindūismo. Mario Piantelli ha espresso critiche nei confronti di alcuni lessicografi, lamentando l'assenza dell'"h" aspirata nel termine comune italiano. Così Mario Piantelli alle pp. 6 e 7 della predetta opera: «[...] La stessa cosa è successa da noi, dove è purtroppo invalso, con l'improvvido avallo dei lessicografi, l'idiotismo mwbeoIndù [...] Vale la pena, per inciso, notare come l'erronea voce mwbesInduismo, a voler essere filologicamente rigorosi, dovrebbe designare una - inesistente! - "religione" indiana della Luna (Ìndu in lingua sanscrita) [...]». La grafia mwbewInduismo, tuttavia, era ed è ancora oggi diffusa in indologia. Fra gli altri, è utilizzata da mwbe0Giorgio Renato Franci, mwbe4Caterina Conio, Giuliano Boccali, Cinzia Pieruccini, Anna Dallapiccola e lo stesso mwbfiStefano Piano. Da tener presente che l'mwbfmUnione induista italiana, ente religioso che intende raccogliere le differenti denominazioni di questa via religiosa, ha adottato i termini presenti nei lessici di lingua: "induismo" e "indù".
cite-note-31. mwbfcmwbfgFlood,mwbfk p. 13.
cite-note-44. ↑ È da tenere presente che anche la denominazione mwbf0Sanātanadharma è frutto dei riformatori mwbf4hindū del mwbf8XIX secolo.cite-ref-3[3]
cite-note-55. ↑ Nella mwbgclingua hindī, la mwbgglingua ufficiale e più diffusa dell'mwbgkIndia, il termine occidentale "religione" viene reso come धर्म (mwbgoalfabeto devanāgarī) traslitterato in caratteri latini come mwbgsmwbgwDharma e risultante identico al termine mwbg0sanscrito.mwbha mwbhe«È abbastanza difficile trovare un'unica parola nell'area dell'Asia meridionale che denoti ciò che in italiano è definito "religione", un termine effettivamente piuttosto vago e dall'ampio raggio semantico. Forse il termine più appropriato potrebbe essere il sanscrito mwbhidharma, traducibile in diversi modi, tutti pertinenti alle idee e alle pratiche religiose indiane» mwbhm(William K. Mahony. mwbhuInduismo, "Enciclopedia delle Religioni" vol. 9: "Dharma induista". Milano, Jaca Book, 2006, p. 99) mwbhyGianluca Magi precisa tuttavia che il termine mwbhcDharma:mwbho mwbhs«è più ampio e complesso di quello cristiano di mwbhwreligione e, dall'altro, meno giuridico delle attuali concezioni occidentali di "dovere" o di "norma", poiché privilegia la consapevolezza e la libertà piuttosto che il concetto di mwbh0religio od obbligo» mwbh4(in mwbh8Dharma, "Enciclopedia filosofica" vol. 3. Milano, Bompiani, 2006, p. 2786)
cite-note-66. ↑ Come aggettivo mwbimsanātana indica in sanscrito ciò che è "eterno", "primordiale", "immortale", "perpetuo".
cite-note-77. ↑ mwbic mwbigmwbikBruno Migliorini mwbioet al., mwbismwbiwScheda sul lemma "indù"mwbi8, in mwbjcmwbjgDizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2010, mwbjkISBNmwbjo 978-88-397-1478-7.mwbjw Come riportato dall'Enciclopedia Sapere.it, il termine italiano deriva "mwbj0dal francese mwbj4hindou, che risale al persiano mwbj8hindū mwbkaArchiviatomwbke il 24 agosto 2017 in mwbkiInternet Archivemwbkm." e ciò spiega la diffusione della pronuncia tronca. Oltre a questo, come scrive mwbkuGiacomo Devoto ne mwbkyIl linguaggio d'Italia riguardo al secondo sistema fonologico italiano, "Di questo rimangono ben fermi solo due caratteri entrambi negativi: la esclusione delle consonanti in posizione finale; la esclusione della ‑U non accentata in posizione finale.", caso quest'ultimo nel quale ricade tale termine.
cite-note-88. ↑ mwbkomwbksLuciano Canepari, mwbkwmwbk0hindu, in mwbk4mwbk8Il DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, mwblaISBNmwble 88-08-09344-1. Il termine "hindu", a differenza di "hinduismo", è stato accolto anche in alcuni dizionari di lingua italiana.
cite-note-99. ↑ Vedi: mwbly mwblcArchiviatomwblg il 22 maggio 2016 in mwblkInternet Archivemwblo..
cite-note-1010. ↑ mwbl8mwbmamwbmeOggi tre abitanti della Terra su 10 sono cristiani. La geografia religiosa nel 2050, su mwbmiinfodata.ilsole24ore.com. mwbmmURL consultato il 24 luglio 2021.
cite-note-112. mwbmcAsko Parpola, mwbmgThe Roots of Hinduism: The Early Aryans and the Indus Civilization, New York, Oxford University Press, 2015, p. 3.
cite-note-123. Probabilmente il primo autore indiano a utilizzare il termine mwbmwHinduism fu mwbm0Ram Mohan Roy (1772-1833) nel 1823. Cfr. mwbm4Michel Delahoutre in mwbm8Dictionnaire des Religions (a cura di mwbnaJacques Vidal). Parigi, Presses universitaires de France, 1984. In italiano: mwbneDizionario delle religioni. Milano, Mondadori, 2007, p. 911.
cite-note-134. mwbnumwbnyManusmṛti II, 44.
cite-note-dela911-1414. mwbnwmwbn0Delahoutre,mwbn4 p. 911.
cite-note-1515. ↑ Probabilmente il primo autore ad utilizzare il termine mwboiHinduism fu mwbomRam Mohan Roy (1772-1833) nel 1823cite-ref-dela911-14-0[14].
cite-note-piano373-1616. ↑ mwbo0mwbo4Piano, 1993,mwbo8 pp. 373-4.
cite-note-filo7-1717. ↑ mwbpumwbpyFiloramo, 2007,mwbpc p. 7.
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cite-note-1919. ↑ Nel 515 a.C. lo shāhanshāh achemenide mwbqeDario il Grande annette la Valle dell'Indo al suo impero.
cite-note-2121. ↑ Così lmwbqk'mwbqomwbqsAvestā, precisamente il 18° verso del I mwbqwfargard dello mwbq0Yu[va]tdēvdāt:mwbra mwbre mwbri(avestico) mwbrq«pañcadasem asanghãmca shôithranãmca vahishtem frâthweresem azem ýô ahurô mazdå ýô hapta heñdu, âat ahe paityârem frâkereñtat angrô mainyush pouru-mahrkô arathwyâca daxshta arathwîmca garemâum.» mwbru(italiano) «La quindicesima delle buone terre che, io mwbrcAhura Mazdā, ho creato sono stati i Sette Fiumi (mwbrgHapta Hindu). Subito dopo è giunto mwbrkAngra Mainyu, che tutto è morte, e con la sua magia ha creato per contro creature abnormi nelle donne e una calura eccessiva.» mwbro(mwbrsmwbrwAvestā, mwbr0Yu[va]tdēvdāt, I,18. Traduzione di mwbr4Arnaldo Alberti in mwbr8Avestā. Torino, UTET, 2008)
cite-note-2222. ↑ mwbsmmwbsqFiloramo, 2007,mwbsu p. 6.
cite-note-2323. ↑ Cfr. ad es. mwbskmwbsoṚgveda X,75:mwbs0 mwbs4 mwbs8(sanscrito) mwbte«pra su va āpo mahimānamuttamaṃ kārurvocāti sadanevivasvataḥ pra sapta-sapta tredhā hi cakramuḥ prasṛtvarīṇāmati sindhurojasā» mwbti(mwbtmmwbtqṚgveda X,75,1)In mwbtusanscrito, il termine mwbtysindhu, sostantivo maschile, indica anche, in senso generale, un fiume, un flusso, una corrente o anche una distesa d'acqua (un mare, o un lago), e in particolare il fiume mwbtcIndo.
cite-note-2525. ↑ Qui il termine perde, nel greco ionico parlato dalle truppe greche al servizio del sovrano achemenide, l'aspirazione iniziale e diviene Ἰνδός, mwbuqIndòs.
cite-note-2626. ↑ mwbugIndi, mwbukIndōrum, deriv. dal greco.
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cite-note-2828. ↑ Il termine mwbvuhindutva che unisce il termine di origine persiana con il suffisso sanscrito mwbvytva, a indicare la natura, la caratteristica, l'identità degli hindū, fu coniato da V.D. Savarkar (cfr. V.D. Savarkar, mwbvcHindutva. Who is a Hindu? pubblicato nel 1938, ma già fatto uscire nel 1923 sotto pseudonimo).
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cite-note-referencea-3131. ↑ mwbwcMichel Delahoutre. mwbwgOp. cit., p. 912.
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cite-note-3838. ↑ mwby8Alain Daniélou, mwbzaMiti e dèi dell'India, Milano, Rizzoli, 1992, p.mwbze 29. mwbzm«La mitologia induista riconosce potenzialmente tutti gli dei. Poiché le energie che sono all'origine della manifestazione costituiscono soltanto aspetti della potenza divina, non può esserci alcun oggetto, alcun tipo di esistenza che non sia divino per sua stessa natura.»
cite-note-3939. ↑ mwbzcFrancesco Sferra, mwbzgHinduismo antico, Milano, Mondadori, 2010.
cite-note-4040. ↑ La conversione ad una fede religiosa non hindu fa tuttavia perdere la qualifica di hindu. Cfr. mwbzwFrancesco Sferra. mwbz0Op. cit., p. XII.
cite-note-4141. ↑ mwb0m mwb0q«È noto che il termine “hinduismo” è un'invenzione degli europei; con questa parola (derivata dall'antico iranico hindu, che significa “fiume” [in sanscrito: sindhu] e, per estensione, “terra del fiume” e “[abitante della] terra del fiume”, con allusione al fiume per antonomasia, che è l'Indo) essi vollero indicare la “religione degli hindū”, come se si trattasse di una realtà unitaria:» mwb0u(Stefano Piano. mwb0yHinduismo: elementi fondamentali caratterizzanti la tradizione hindū. Relazione presentata al Convegno internazionale "Hinduismo e cristianesimo: prospettive per il dialogo interreligioso", Torino, 20-21 novembre 2003)
cite-note-4242. ↑ Cfr. al riguardo anche, ad esempio, Wilfred Cantwell Smith. mwb0sThe Meaning and End of Religion. New York, Macmillan, 1962, p. 65 ma anche mwb0wHeinrich von Stietencron. mwb00Hinduism: On the Proper use of A Deceptive Term in Gunther Dietz Sontheimer e Hermann Kulke (a cura di). mwb1aHinduism Reconsidered. Delhi, Manohar, 1991, pp. 11-27.
cite-note-4444. ↑ Qui mwb1oun'ulteriore sentenza del 1986 che richiama, confermando, la sentenza del 1966 mwb1sArchiviatomwb1w il 2 aprile 2012 in mwb10Internet Archivemwb14..
cite-note-4545. ↑ mwb2u mwb2y«Secondo la teoria fino a oggi diffusa più largamente, l'induismo è il risultato delle incursioni di gruppi noti come mwb2cArii, giunti intorno al mwb2g1500 a.C. nelle pianure settentrionali dell'India dall'Asia centrale, attraversando i passi montani dell'mwb2kAfghanistan» mwb2o(mwb2smwb2wFlood,mwb20 pp. 37-8)
cite-note-4646. ↑ Cfr., a titolo esemplificativo, mwb3eMortimer Wheeler. mwb3iThe Indus Civilization: The Cambridge History of India. Supplementary Volume. Cambridge, Cambridge University Press, 1953.
cite-note-parpola-4747. ↑ mwb3yAsko Parpola, mwb3cmwb3gDeciphering the Indus Script, Cambridge, Cambridge University Press, 1994.
cite-note-4848. ↑ mwb34 mwb38«Si è visto che l'induismo ha origini nelle antiche culture della civiltà della valle dell'Indo e degli Arii. Per quanto ancora si dibatta su questo tema, esistono prove consistenti a supporto della tesi che la lingua della valle dell'Indo fosse mwb4adravidica, diversamente dalla lingua degli Arii vedici, che era indoeuropea.» mwb4e(mwb4imwb4mFlood,mwb4q p. 12)
cite-note-hophil2-4949. ↑ mwb4oThomas J. Hopkins e Alf Hiltebeitel, mwb4sIndus Valley Religion, in mwb4wEncyclopedia of Religion, vol. 7, Nuova York, Macmillan, 2005 mwb40[1987], pp.mwb44 4468 e segg..
cite-note-5050. ↑ Mortimer Wheeler. mwb5iThe Indus Civilization: The Cambridge History of India. Supplementary Volume. Cambridge, Cambridge University Press, 1953, p. 92.
cite-note-piantelli-5151. ↑ mwb5gmwb5kMario Piantelli, mwb5oHinduismo, a cura di mwb5sGiovanni Filoramo, Bari, Laterza, pp.mwb5w 3 e segg..
cite-note-5252. ↑ mwb6aMircea Eliade in mwb6eStoria delle credenze e delle idee religiose vol. 1, Milano, Rizzoli, 2006, p. 211 nota come sia un tratto caratteristico della tradizione delle religioni indoeuropee quello di avvalersi della trasmissione orale e "al momento dell'incontro con le civiltà del Vicino Oriente, la proibizione di valersi della scrittura".
cite-note-5353. ↑ mwb6uGianluca Magi in mwb6yHindūismo, "Enciclopedia filosofica" vol. 6. Milano, Bompiani, 2006, p. 5300 trattando della mwb6cmwb6gśruti ricorda: mwb6s mwb6w«la cosiddetta mwb60śruti, la sapienza rivelata, "ascoltata" direttamente dall'Assoluto dai mistici veggenti (mwb64mwb68ṛṣi), intermediari umani che si sono limitati a riceverla e trasmetterla oralmente, poiché la trasmissione è considerata valida solo se è orale (mentre i testi scritti sono considerati testi morti che hanno perduto ogni potere magico).»
cite-note-5454. ↑ mwb7u mwb7y«I testi vedici furono composti e trasmessi oralmente da maestro a discepolo senza l'uso della scrittura, secondo una linea ininterrotta di trasmissione formalizzata. Ciò assicurò una trasmissione testuale impeccabile, superiore ai testi classici appartenenti ad altre culture; questo metodo può essere paragonabile ad una registrazione su nastro effettuata in epoche comprese tra il 1500 ed il 500 a.C. circa. È stato così possibile preservare fino al presente non solo le parole ma anche l'accento tonale da lungo tempo perduto (come nel caso dell'antico greco o giapponese). Da una parte i Veda sono stati trascritti soltanto durante l'inizio del secondo millennio d.C., se alcune sezioni come una collezione delle Upaniṣad, furono forse trascritte soltanto nella metà del primo millennio, alcuni tentativi precedenti senza successo (vi erano in certe Smṛti delle regole che vietavano di trascrivere i Veda) furono fatti attorno alla fine del primo millennio a.C. Comunque, quasi tutte le edizioni stampate si basano su manoscritti tardi, difficilmente più antichi di 500 anni, piuttosto che sulla superiore tradizione orale ancora esistente. La recitazione corretta di molti testi continua in alcune aree tradizionali come il Kerala, il Tamil Nadu del sud, nella fascia costiera dell'Andhra, Orissa, Kathiawar, a Poona o a Benares. Nei pochi decenni passati vi è stato il tentativo da parte di studiosi locali e stranieri di conservare, o almeno di registrare, la tradizione orale. Ciononostante non esiste ancora, fino ad oggi, alcuna completa registrazione audio o video di tutte le recensioni vediche (śākhā) e alcuni testi sono andati perduti persino nel corso dei pochi decenni passati. (Traduzione dall'originale in lingua inglese).» mwb7c(mwb7gMichael Witzel mwb7kVedas and Upaniṣads in mwb7oThe Blackwell Companion to Hinduism (a cura di Gavin Flood). Oxford, Blackwell Publishing, 2003)
cite-note-5555. ↑ mwb74Francisco Villar. mwb78Gli Indoeuropei. Bologna, il Mulino, 1997, p. 558.
cite-note-5656. ↑ mwb8mAlf Hiltebeitel, mwb8qReligions of the Brāhmaṇas, in mwb8uHinduism, collana mwb8yEncyclopedia of Religion, vol.6, New york, MacMillan, 2004, p.mwb8c 3991.
cite-note-ref-a-5757. ↑ mwb80Klaus K. Klostermaier. mwb84Op. cit., p. 35
cite-note-5858. ↑ Da rammentarsi, tuttavia, che il termine "casta" origina da identico termine portoghese col significato in quella lingua di "razza pura" e usato dagli stessi Portoghesi nel XVI secolo per indicare il sistema castale indiano. Il termine è di origine latina, mwb9icastu, mwb9mcastum, col significato di "puro".
cite-note-5959. ↑ Questo fin dal mwb9cmwb9gMahābhārata cfr. XII,188,5.
cite-note-6060. ↑ Da notare che più avanti nel testo è lo stesso mwb9wKṛṣṇa a dichiarare che egli è l'autore del sistema castale:mwb98 mwb-a«Le quattro caste sono state emanate da me, colla varia distinzione dei costituenti e delle azioni. Io sappi sono l'autore di esse, sebbene imperituro e non autore di alcunché.» mwb-e(mwb-imwb-mBhagavadgītā, IV 13. Traduzione di mwb-qRaniero Gnoli)
cite-note-6161. ↑ mwb-gManusmṛti, III, 77 e anchemwb-s mwb-w«Secondo i dettami dei testi rivelati del Veda, però, tra tutti questi il capofamiglia va considerato il migliore, in quanto sostiene gli altri tre.» mwb-0(mwb-4Manusmṛti VI,89. Traduzione di Federico Squarcini e Daniele Cuneo in mwb-8Il trattato di Manu sulla norma. Torino, Einaudi, 2010)
cite-note-6262. ↑ mwb-mManusmṛti VI,33. Traduzione di Federico Squarcini e Daniele Cuneo in mwb-yIl trattato di Manu sulla norma. Torino, Einaudi, 2010
cite-note-6363. ↑ mwb-oGianluca Magi. mwb-sDharma in mwb-wop. cit.
cite-note-6464. ↑ William K. Mahony. mwcaeDharma induista. in "Enciclopedia delle Religioni", vol. 9. Milano, Jaca Book, 2006, p. 99
cite-note-6565. ↑ mwcauMadeleine Biardeau mwcayOp. cit., p. 50
cite-note-6666. ↑ Colette Caillat, mwcasAhiṃsā, in mwcawEnciclopedia delle religioni, vol. 9. Milano, Jaca Book, 2006, pp. 5-6.
cite-note-autogenerato2-6767. ↑ Colette Caillat. mwcbmOp. cit.
cite-note-685. Cfr., tra gli altri, mwcbcMadeleine Biardeau. mwcbgOp. cit., pp. 67-74
cite-note-6969. ↑ Su questo cfr. Brijendra Nath Sharma, mwcbwFestivals of India. New Delhi, Abhinav Publications, 1978, pp. 7 e sgg.
cite-note-piano-7070. ↑ mwcciStefano Piano, mwccmLo hindūismo. La prassi religiosa.
cite-note-7171. ↑ mwcccmwccgFiloramo, 2007,mwcck p. 235.
cite-note-726. mwcc0mwcc4Śatapatha Brāhmaṇa XIII,6,1
cite-note-7474. ↑ Vedi anche il mito cosmogonico vedico in cui Indra uccide il serpente cosmico mwcd8Vṛtra liberando le acque e dando via alla creazione:mwcei mwcem mwceq(sanscrito) mwcey«ahannahiṃ parvate śiśriyāṇaṃ tvaṣṭāsmai vajraṃ svaryaṃ tatakṣa vāśrā iva dhenavaḥ syandamānā añjaḥ samudramava jaghmurāpaḥ vṛṣāyamāṇo.avṛṇīta somaṃ trikadrukeṣvapibat sutasya āsāyakaṃ maghavādatta vajramahannenaṃ prathamajāmahīnām yadindrāhan prathamajāmahīnāmān māyināmamināḥ prota māyāḥ āt sūryaṃ janayan dyāmuṣāsaṃ tādītnāśatruṃ na kilā vivitse» mwcec(italiano) «Uccise il serpente che giaceva sulla montagna, mwcekTvaṣṭṛ gli aveva foggiato il mwceomwcesvajra (fulmine) risonante- come le vacche che muggendo fuggono fuori dal recinto, così le acque scesero rapidamente verso il mare. Eccitato prese il Soma bevendone il succo nelle coppe di triplice legno. Il generoso prese il mwcewvajra, l'arma che si lancia, è colpì il primo tra i serpenti. Quando tu. Indra, uccidesti il primo tra i serpenti annientasti anche gli inganni dei mentitori, generando il sole, il cielo, l'aurora. Nessuno più ti resistette.» mwce0(mwce4mwce8Ṛgveda,I,32,2-4)
cite-note-referenceb-7575. ↑ mwcfumwcfyFiloramo, 2007,mwcfc p. 73.
cite-note-7676. ↑ mwcf0 mwcf4 mwcf8(sanscrito) mwcge«hiraṇyagharbhaḥ samavartatāghre bhūtasya jātaḥ patirekaāsīt sa dādhāra pṛthivīṃ dyāmutemāṃ kasmai devāyahaviṣā vidhema» mwcgi(italiano) «In principio si sviluppò come un embrione d'oro. Fin dalla sua nascita l'Uno fu il signore di ciò che era venuto in essere. Egli è diventato il sostenitore della terra e di questo cielo: al quale mai altro dio dovremmo noi offrire la nostra adorazione per mezzo dell'oblazione» mwcgq(mwcgumwcgyṚgveda, X,121,1. Traduzione di mwcgcSaverio Sani in mwcggṚgveda. Venezia, Marsilio, 2000, pp. 68-9)
cite-note-787. mwchemwchiFiloramo, 2007,mwchm p. 77.
cite-note-filo81-808. mwciemwciiFiloramo, 2007,mwcim p. 81.
cite-note-8181. ↑ Ogni mwcicyojana è considerato, secondo le differenti tradizioni, in una misura compresa tra i 6 e i 15mwcig km. Il termine mwcikyojana sta per "giogata" ovvero quella distanza lungo la quale il bue può essere aggiogato,cite-ref-filo81-80-1[80]. Tuttavia W. Randolph Kloetzli (1987) e Laurie Louies Patton (2005) considerando che il termine richiama sia la nozione di mwcjayoga che di mwcjeyuga ne sospettano una connotazione metafisica.mwcjiW. Randolph Kloetzli (1987) e Laurie Louise Patton (2005), mwcjuCosmology: Hindu Cosmology, collana mwcjyEncyclopedia of Religion, vol. 3., New York, Macmillan, 2005, p.mwcjc 2017. mwcjk«A mwcjoyojana is a word that occurs as early as the mwcjsRgveda; it has been variously measured as two, four, five, or nine English miles, although it also has an etymological link to Yoga and mwcjwyuga that makes its connotations metaphysical.»
cite-note-filoramo-8282. ↑ mwckamwckeFiloramo, 2007.
cite-note-8383. ↑ Quindi ogni 12mwcku 000mwcky 000 anni divini corrispondenti a 4mwckc 320mwckg 000mwckk 000 anni umani.
cite-note-8484. ↑ Corrispondente a 470mwck0 040 miliardi di anni umani.
cite-note-8585. ↑ William K. Mahony, mwcleEnciclopedia delle Religioni vol.9. Milano, Jaca Book, 2004, p. 200.
cite-note-8686. ↑ mwcluSaverio Sani, mwclyṚgveda, Venezia, Marsilio, 2000, pp.mwclc 25 e segg..
cite-note-8787. ↑ William K. Mahony. mwclsOp. cit., pp. 5095.
cite-note-8989. ↑ |William K. Mahony. mwcmuOp. cit. p. 5095
cite-note-9090. ↑ mwcms mwcmw«Seeking to understand the Brahmanic notion of the ritual in anthropological rather than sacerdotal terms, the Upaniṣadic sages taught that all physical and mental activity was an internal reflection of cosmic processes. Accordingly, they held that every action, not only those performed in the public ritual, leads to an end» mwcm0(William K. Mahony. mwcm4Op. cit. p. 5095)
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Bibliografia disponibile in lingua italiana
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• citereffloodGavin Flood, Induismo, Torino, Einaudi, 2006, ISBN 88-06-18252-8.
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• mwcvuMircea Eliade mwcvyL'India prima di Gautama Buddha: dal sacrificio cosmico alla suprema identità Ātman-Brahman, in mwcvcStoria delle credenze e delle idee religiose, vol. 1. Milano, Rizzoli, 2006.
• mwcvkMircea Eliade mwcvoBrahmanesimo e Induismo: le prime tecniche di salvezza, in mwcvsStoria delle credenze e delle idee religiose, vol. 2. Milano, Rizzoli, 2006.
• mwcv0Mircea Eliade mwcv4La sintesi induista: il Mahābhārata e la Bhagavad Gītā, in mwcv8Storia delle credenze e delle idee religiose, vol. 2. Milano, Rizzoli, 2006.
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Dizionari ed enciclopedie
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• Margaret Stutley e James Stutley. mwcyoDizionario dell'Induismo. Roma, Ubaldini, 1980.
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• mwczqDizionario di Sapienza orientale. Roma, Mediterranee, 1991. È stato redatto da autori, alcuni di questi accademici, di lingua tedesca.
Raccolte di testi religiosi e loro notazioni critiche
• mwczgHinduismo antico su progetto editoriale e introduzione generale di mwczkFrancesco Sferra, introduzione ai testi tradotti di mwczoAntonio Rigopoulos e traduzioni e note di mwczsCarlo Della Casa, mwczwStefano Piano mwcz0Mario Piantelli, mwcz4Raniero Gnoli, Alberto Pelissero, Vincenzo Vergiani, Federico Squarcini, Philippe Swennen. Contiene una raffinata raccolta proveniente dai mwcaemwcaiVeda, dai mwcammwcaqBrāhmaṇa, dalle mwcaumwcayUpaniṣad, dal mwcacMānavadharmaśāstra (altrimenti noto come mwcagmwcakManusmṛti), dalla Letteratura epica (la mwcaomwcasItihāsa, comprendente il mwcawmwca0Rāmāyaṇa e il mwca4mwca8Mahābhārata), dalla mwcbamwcbeBhagavadgītā e dai mwcbimwcbmPurāṇa. Milano, Mondadori, 2010.
• mwcbuRaimon Panikkar, mwcbyI Veda. Milano, Rizzoli, 2008.
• mwcbgRaimon Panikkar, mwcbkGli inni cosmici dei Veda. Milano, Rizzoli, 2004.
• mwcbsmwcbwṚgveda. Le strofe della sapienza (a cura di mwcb0Saverio Sani). Venezia, Marsilio, 2000.
• mwcb8Saverio Sani e Chatia Orlandi. mwccamwcceAtharvaveda. Inni magici. Milano, TEA, 1997.
• mwccmmwccqUpaniṣad antiche e medie (a cura di mwccuPio Filippani Ronconi). Torino, Bollati Boringhieri, 2007 ISBN 978-88-339-1797-9
• mwccgmwcckUpaniṣad (a cura di Raphael). Milano, Bompiani, 2010. (testo sanscrito a fronte).
• mwccsIl trattato di Manu sulla norma (a cura di Federico Squarcini e Daniele Cuneo). Torino, Einuadi, 2010. Eccellente edizione critica integrale del mwccwmwcc0Manusmṛti.
• mwcc8Le Leggi di Manu (a cura di mwcdaWendy Doniger, con la collaborazione di Brian K. Smith). Milano, Adelphi, 1996. Traduzione integrale del mwcdimwcdmManusmṛti.
Opere sulle filosofie e sulle teologie dell'India
• Gandhi, "Le grandi religioni. Induismo, buddismo, cristianesimo, islamismo", Newton Compton, 2012
• Alberto Pelissero. mwcdgFilosofie classiche dell'India. Brescia, Morcelliana, 2014.
• José Pereira. mwcdoManuale delle teologie induiste. Roma, Ubaldini, 1979.
• mwcdwGiuseppe Tucci. mwcd0Storia della filosofia indiana. Bari, Laterza, 2005.
• mwcd8Heinrich Zimmer. mwceaFilosofie e religioni dell'India. Milano, Mondadori, 2001.
Opere sulle letterature classiche dell'India
• Giuliano Boccali, mwceqStefano Piano, mwceuSaverio Sani. mwceyLe letterature dell'India. Torino, UTET, 2000.
• Alberto Pelissero. mwcegLetterature classiche dell'India. Brescia, Morcelliana, 2007.
• mwceoVittore Pisani, Laxman Prasad Mishra. mwcewLe letterature dell'India. Milano, Rizzoli, 1993 (1970).
Opere monografiche sui rituali dell'India
• mwcfaJan C. Heesterman. mwcfeIl mondo spezzato del sacrificio. Studio sul rituale nell'India antica. Milano, Adelphi, 2007
• mwcfmSylvain Lévi. mwcfqLa dottrina del sacrificio nei Brāhmaṇa (con l'aggiunta di tre importanti saggi critici di mwcfuRoberto Calasso, mwcfyLouis Renou e mwcfcCharles Malamoud). Milano, Adelphi, 2009.
• mwcfkCharles Malamoud. mwcfoCuocere il mondo. Rito e pensiero nell'India antica. Milano, Adelphi, 1994.
• mwcfwCharles Malamoud. mwcf0La danza delle pietre. Milano, Adelphi, 2005.
Manuali di iconografia induista
• Eckard Schleberger. mwcgeLe divinità indiane. Roma, Mediterranee, 1999.
Testi sulle mitologie indiane
Miscellanea
• mwcgoIl mwcgsMahābhārata raccontato da R.K. Narayan. Parma, Ugo Guanda, 2000. È il racconto moderno dello scrittore indiano Rasipuram Krishnaswami Iyer Narayanaswami (1906-2001) che sintetizza la grande epica indiana.
Voci correlate
• mwcheBhagavadgītā
• mwchmBramanesimo
• mwchuDarśana (le sei scuole di interpretazione dei mwchyVeda)
• mwchgReligioni indiane
• mwchoUpaniṣad
• mwchwVeda
• mwch4Vedismo
• mwciaYajña
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Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-storiainduismo, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefdss(IT, DE, FR) Induismo, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.
• citerefbritannica-com(EN) J.A.B. van Buitenen, Edward C. Dimock, Vasudha Narayanan, Wendy Doniger, Arthur Llewellyn Basham, Ann G. Gold e Brian K. Smith, Hinduism, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefenciclopedia-canadese(EN, FR) Induismo, su Enciclopedia canadese.
• citerefcyclop-dia-of-biblical-theological-and-ecclesiastical-literature(EN) Induismo, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.
• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Induismo, su Open Library, Internet Archive.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Induismo, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
• mwcicSito ufficiale dell'Unione Induista Italiana, su hinduism.it.